mercoledì 29 ottobre 2008

Brunetta, i tornelli e la pubblica amministrazione

Speravamo che - dietro la demagogia dei "fannulloni" - un uomo intelligente come Renato Brunetta avesse in mente una strategia sera di riqualificazione della p.a.. La cultura del "tornello" è una idiozia: non siamo più in un mondo "fordista", dove sul tavolo degli impiegati si accumulano quantità di pratiche da evadere, con l'impiegato in perenne ritardo... (i computer si incaricano ormai di fare i lavori ripetitivi). La p.a. è il luogo della progettazione delle politiche, delle Leggi: contano la qualità, la creatiivtà, la competenza. Rinchiudere la gente non dice nulla sulla loro produttività: chi interpreta il posto pubblico come una rendita (circa uno su 30), una volta chiuso dentro, non è detto che lavori di più. E' certo invece - lo sanno bene gli psicologi del lavoro, e lo ha dimostrato Domenico De Masi - che tutti gli altri, che lavoravano in maniera creativa per servire il paese vengono profondamente demoralizzati da una impostazione che non fa leva sulla responsabilità, e tratta la gente come schiavi. Quello che occorre sono Capi Dipartimento veramente qualificati, che sappiano dirigere gli uffici e dare un senso alla presenza dei lavoratori negli uffici. E distribuire gli incentivi non in base alle amicizie politiche, ma al lavoro svolto. Al contrario, questo governo (come gli altri) ha nominato Capi Dipartimento amici dei politici, incompetenti e disinteresati al merito delle questioni. E il Ministro che fa? Rinchiude la gente, come allo zoo, invece di affrontare i problemi veri. Che sono le devastazioni causate dallo spoil system e le migliaia e migliaia di "fannulloni involontari" della p.a.. Caro Ministro, la gente normale ha voglia di lavorare e di essere utile. Sono quelli come Lei che demotivano una istituzione e trasformano gente sana in fannulloni depressi. Lei è la delusione più grande di questo governo.

martedì 28 ottobre 2008

Manifestare contro il D.L. Gelmini

Domani mattina davanti al Senato. Perché ai giovani sono state chiuse in tutti i modi possibili le porte del futuro: non era il caso di tagliare anche la scuola e l'Università

sabato 25 ottobre 2008

Il 25 Ottobre manifestiamo per la democrazia e per la giustizia sociale

Oggi vado a manifestare contro la crisi. Non è vero che il governo sta facendo tutto il possibile per contenerla. Il panico ha contagiato le famiglie, che hanno smesso di spendere: questo mette in crisi le vendite delle imprese, i bilanci delle imprese, e delle banche creditrici. Il governo dovrebbe pertanto stimolare la spesa delle famiglie, non finanziare con soldi pubblici (selettivamente e in modo inevitabilmente politicizzato) imprese che non vendono più i loro prodotti. Come fare?
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Lo stato italiano non ha soldi per aumentare la spesa pubblica. L'unica possibilità di sostenere la domanda aggregata (a parte chiedere un intervento europeo) è dunque trasferire ricchezza da quelli che possono permettersi di risparmiare a quelli che non possono permetterselo. Chiedo al governo di tornare indietro sull'ICI, ristabilire la tassa per i ricchi, le seconde case, ecc. (cioè la situazione che aveva trovato in Maggio); e di usare i fondi per sostenere i redditi bassi, i giovani, gli incapienti. Chiedo inoltre altre misure straordinarie di redistribuzione, finanziate con tassazione "una tantum" dei redditi più alti. Cominciando magari con quelli dei parlamentari. L'egoismo di classe affonda tutti: per una volta, mettiamolo da parte.
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Ma non si può ottenere giustizia, se non c'è una vera democrazia. Per questo dalle 13:00 sarò a Piazza della Repubblica a raccogliere firme contro l'immunità delle alte cariche dello Stato, con il Coraggio di Cambiare, con Arturo Parisi, con quei democratici che intendono battersi per la democrazia.

mercoledì 22 ottobre 2008

Ballarò: liberismo e statalismo si strizzano l'occhio


Immaginate un’automobile che viaggia da Roma a Milano. C’è chi dice: “niente regole, nessuna segnaletica, nessun limite di velocità, chi vuole guida a destra e chi vuole guida a sinistra. Lasciamo gli automobilisti auto-regolarsi senza intromissioni da parte dello stato”. Demenziale, vero? In economia, sono i liberisti. Altri dicono: “Guardate quanti incidenti, quanti morti sulle strade: vietiamo gli spostamenti oltre i 100Km!" Così sono i protezionisti in economia. "O al limite, siamo noi, lo Stato, che deciderà di volta in volta chi può spostarsi e chi no". Sono gli statalisti. Come sempre, gli estremisti si alimentano a vicenda. Quanto più liberismo, tanti più morti, tanto più forte l’impulso a “vietare” gli spostamenti; tanto più soffocanti le restrizioni degli statalisti, tanto più forte l’impulso a cancellare ogni regola.

La crisi finanziaria ha evidenziato il bisogno di regole, non quello di cancellare la finanza. (Emerge anzi che, senza finanza, l’economia reale si ferma. E con essa, a valle, ogni progetto di riforma sociale). L’esperienza del 1930-39 ha evidenziato che un aumento del protezionismo (impedire i commerci, impedire ai mercati di funzionare) è la ricetta ideale per trasformare una crisi bancaria in una catastrofe globale. Esiste dunque una terza via, quella indicata dagli economisti liberal (i premi Nobel Joe Stiglitz, Paul Krugman, Amartya Sen, e il nostro Tito Boeri fra i tanti), che riconoscono sia i limiti del mercato (su cui bisogna intervenire con opportune regole) sia le sue virtù. E’ l’impostazione degli anni 1950-70, che tanto contribuì a creare una società opulenta ma anche pacifica e socialmente equilibrata. Con questa ondata di paura, irrazionalità, e strumentalizzazioni politiche, si fa fatica a farle spazio.

Ieri a Ballarò Castelli (Lega) e Alemanno (AN) e una rappresentante della “Sinistra” ripetevano in coro: no alla globalizzazione, no alle liberalizzazioni, sì al protezionismo, si all’intervento diretto dello Stato in economia. In realtà, questi interventi oggi sono resi necessari dalla crisi provocata dal liberismo. Lor signori vorrebbero approfittarne per renderli permanenti: ecco come liberismo e statalismo si alimentano reciprocamente. Il solo Franceschini (PD) ha lucidamente reagito a queste fesserie (comprese quelle del più volte citato Tremonti, il cui libro può avere successo solo in un paese provinciale e mediaticamente controllato come il nostro). Ha ricordato che l’economia di mercato (sorretta da una regolamentazione pubblica, non politicizzata come quella di Bush) ha consentito lo sviluppo della nostra civiltà. Lo statalismo non garantisce affatto un mondo migliore (ad es. i grandi inquinatori del XX sec. furono proprio l’URSS e i paesi satelliti). Dobbiamo avere chiaro che questa gente, di destra e di sinistra, è pericolosa per la società; per la libertà, per la pace (se ai mercati si accede grazie al permesso dei governi, cominceranno le guerre per conquistare i mercati), per il benessere di tutte le donne e gli uomini del mondo, e anche per gli equilibri sociali che dicono di voler difendere.

Il progetto di politicizzazione della società e delle istituzioni da parte della destra avanza. E’ urgente contrapporre un progetto di società aperta di stampo kennediano. Perché il PD non coinvolge le intelligenze economiche di area democratica?

venerdì 17 ottobre 2008

Il governo italiano contro l'ambiente

Allora la lezione della crisi finanziaria non è stata capita dalla destra: un modello economico senza regole porta a catastrofi globali. Ma loro no: loro chiedono all'Europa di tirarsi fuori dalla responsabilità per l'ambiente. Mettono veti. Protestano per i piccoli costi economici di quel minimo (insufficiente) di azioni previste dal Trattato di Kyoto, che pure l'Italia ha firmato. Li esagerano. Il surriscaldamento di questo nostro piccolo, fragile pianeta non li riguarda. Che lungimiranza, ragazzi! "E come può l'Europa da sola, fermare le emissioni di anidride carbonica?" dicono. Quindi? Quindi continuiamo a inquinare, di più! Perlomeno noi: siamo già ampiamente oltre i limiti internazionali, ma l'Italia vuole altri sconti. Che figura! Come gli ultimi dei pezzenti! Ecco perché la destra italiana è contro l'Europa: la destra è contro chiunque metta delle regole, dei limiti all'interesse privato. Come se loro non facessero parte del nostro stesso mondo, non vedessero quello stesso satellite luminoso che illumina le nostre comuni notti, quello stesso unico grande oceano che bagna le coste di tutti i continenti. Non si accorgono che il tempo per imparare a condividere sta scadendo.

giovedì 16 ottobre 2008

Berlusconi e gli Aiuti di Stato


Adesso in Europa «gli aiuti di Stato che fino a ieri erano peccato sono un imperativo categorico». Lo ha detto oggi il premier Silvio Berlusconi, in conferenza stampa. Berlusconi e Tremonti trionfano. Sperano di approfittare della crisi finanziaria per tornare a politicizzare anche l’economia privata in maniera più diretta e franca. “Ti do gli aiuti di stato, se …”. Se mi piazzi il portaborse fra i tuoi dirigenti… se mi finanzi la campagna elettorale… se non mi critichi sulla stampa…

Ancora una volta, la destra si propone di rompere le regole europee di buon governo, approfittando della confusione di molti cittadini sulla differenza che c’è fra il liberismo e una sana “economia di mercato”. Insomma, prima la destra (Bush) fa i disastri, poi monta in cattedra e rivolta la frittata per togliere libertà. Ma la libertà non è non avere regole: quello è arbitrio dei potenti. La libertà si fonda sulle regole che la difendono.

Una volta erano i comunisti a chiedere gli aiuti di stato. Una miniera esauriva la sua vena? Lo Stato doveva difendere quei posti di lavoro. Le macchine da scrivere (Olivetti) diventavano obsolete a causa dei PC? Lo stato doveva “salvare” - cioè mantenere a nostre spese - l’azienda decotta. Così si ferma il progresso di una società. E si alimenta la corruzione e l’arbitrio. Almeno i comunisti, pur nel disastro morale della loro ideologia, avevano anche ideali sociali degni di rispetto.

I salvataggi bancari sono un’altra cosa - a condizione di farli sul modello inglese, dove in cambio di soldi lo stato acquista (quote di) proprietà che potrà rivendere in futuro. La destra non tenti di approfittare della situazione del tutto eccezionale generata dalla crisi per portare avanti il suo disegno semi-autoritario di svuotamento della democrazia. Veltroni e Di Pietro dicano una parola chiara.

mercoledì 15 ottobre 2008

Roberto Saviano

Roberto Saviano, autore di “Gomorra”, è sempre più minacciato dalla camorra. Da due anni vive semi-segregato, dentro un programma di protezione: non ne può più, e ha annunciato che lascerà l’Italia. La sua vicenda è emblematica del momento che sta vivendo il nostro paese: un paese che non ti lascia altre possibilità. O ti adatti, ti pieghi, ti lasci cambiare, o te ne vai. E’ quello che molti giovani come Saviano scelgono di fare. Giovani che vogliono vivere una vita vera, vogliono giocarsi le loro possibilità, creare qualcosa. Giovani che non vogliono vendere l’anima alle varie mafie e cordate (molte delle quali del tutto legali) che tengono in pugno l’Italia. Troppi eroi silenziosi richiede il nostro paese per restare a galla, troppi martiri, anche. Per questo è necessaria una svolta, una ondata di cultura della legalità, che vada oltre le associazioni criminali, e investa la politica (tutti i partiti sono illegali perché non rispettano l’Art,49 Cost.), la pubblica amministrazione (quasi tutta la p.a. è gestita in modo illegale dai partiti, che violano l’Art. 97 Cost.), il bilancio pubblico (tutti i bilanci degli ultimi 40 anni sono illegali, perché violano l’Art.81 Cost.), il sistema mediatico (l’assetto attuale è illegale, perché viola il principio del pluralismo e le norme europee). E’ tutto il sistema di potere, in Italia, che è fondato sull’illegalità, che soffoca la democrazia, l’economia, la qualità delle relazioni, e talvolta anche la vita degli italiani. Per questo ho sentito l’esigenza profonda di mandare anch’io, come tanti altri, un messaggio di solidarietà a Saviano.

domenica 12 ottobre 2008

Il Convegno sulla democrazia

Il convegno del 4 Ottobre ha dimostrato che - oltre alla denuncia sui "rischi democratici", è possibile e necessario per il PD darsi un vasto programma proattivo per una crisi democratica che non è di là da venire, ma che è già in atto. Intanto, parte il referendum contro il "Lodo Alfano", cioè contro l'impunità penale delle massime cariche dello Stato.
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P.S.: Per chi non c'era, alcune proposte emerse dal convegno sono le seguenti. Introdurre il referendum propositivo; costituzionalizzare l'indipendenza delle Autorità Garanti; togliere la governance della RAI ai partiti (proposta de Zulueta), introrurre un minimo di controlli preventivi (e non solo a posteriori, quando il danno è fatto) sulla costituzionalità delle Leggi ordinarie; sottoporre la politica a regole trasparenti nella sua gestione della Pubblica Amministrazione; aprire i partiti politici alla partecipazione democratica (primarie, Art.49 Cost.), la difesa dell'indipendenza della Magistratura. Sono proposte che vanno tutte nella direzione di de-politicizzare la vita del nostro paese. Cos'altro? Il numero identificativo sui caschi delle forze dell'ordine, incentivi ai giornali che aprono ai contributi esterni...

giovedì 9 ottobre 2008

Domani, 10 Ottobre, venerdì nero

Domani sarà un venerdì nero, forse. La mattina, il panico nei mercati finanziari raggiungerà livelli topici: forse. Domani mattina, io vado in banca. Comprerò un po' di azioni. Voglio scommettere sul nostro comune futuro.

mercoledì 8 ottobre 2008

Crisi finanziaria: lo scenario "C"

“C” come “catastrofe”

Siamo chiari. Cosa rischiamo? Il 30% di disoccupati, e una recessione del 10-12% del PIL. (Ma forse ce la caveremo con la disoccupazione al 10% e una caduta del PIL del 2, 3%. Se il panico verrà fermato). Di chi è la colpa di questa crisi? Dei politici, dei banchieri, e di tutti noi. Che si può fare ancora a livello sistemico? Se c’è uno Stato che può permetterselo, nazionalizzare le banche, poi salvare un po’ di imprese, e i disoccupati. Come mi salvo? Posso mettere al sicuro i miei risparmi? No: nessuna soluzione - neanche mettere i soldi “sotto il cuscino” - è sicura. Conviene puntare sulle relazioni umane, per condividere i problemi che verranno.

Il mondo rischia una recessione del 10%, perché il sistema finanziario globale è insieme il cervello e il sistema linfatico dell’economia globale. E il sistema finanziario per ora ha smesso di funzionare; e non sarà facile salvarlo (del tutto). Senza il sistema finanziario, l’economia reale non regge.

La finanza è per sua natura “instabile”. Lo sapevamo. Raccoglie fondi “a breve” e presta “a lungo” termine. Se pochi risparmiatori rivogliono indietro i soldi, la banca ha delle riserve pronte; ma se tutti assieme li richiedono indietro, nessuna banca al mondo può resistere: gran parte dei soldi semplicemente non ce li ha più, sono nei macchinari delle imprese che finanzia, rientreranno solo con gli anni. La nostra banca può difendersi prendendo a prestito dalle altre banche… a meno che la stessa crisi di fiducia non colpisca tutto il sistema. In questi giorni assistiamo dunque a una sfida sistemica, drammatica (di cui noi stessi siamo i protagonisti spesso negativi). E’ in bilico il nostro modo di vivere, la nostra civiltà. Perché la finanza è la premessa necessaria dell’economia di mercato. (Le banche fiorentine del “400, quelle olandesi del “500 hanno preceduto il grande sviluppo dei secoli successivi). L’economia di mercato è la premessa necessaria di uno sviluppo che – comunque lo si giudichi - ha portato un territorio povero di risorse come l’Italia a sostenere una popolazione di 60 milioni, rispetto ai 18 (di cui 8 affamati) del 1800. E sta facendo lo stesso in Cina, India, Malesia…

Per questo, la finanza va sempre regolata con cura. E’ una tecnologia sofisticata, pericolosa se usata male. Molti oggi danno la colpa della crisi agli “speculatori”, ai futures. La crisi però è nata e si propaga in tutt’altra maniera. Le banche americane hanno concesso mutui immobiliari fino al 100% del valore delle case in garanzia: se si fossero limitate al 70% (o ci fosse stata una regola), il crollo dei prezzi immobiliari non avrebbe prodotto tutte queste situazioni di insolvenza che sono all’origine della crisi. Le banche europee (e il "modello europeo") non sono migliori: hanno ricomprato dalle banche USA molti di quei mutui pericolosi, tanto che oggi subiscono perdite anche maggiori. Gli speculatori, intanto, stanno aiutando le autorità: a loro vende la gente in preda al panico, alle “mani forti”, come Warren Buffet (che da solo ha salvato Goldman Sachs, sperando ovviamente di lucrarci negli anni). Dovremmo rinunciare ai derivati, alla finanza moderna perché, come il laser, se usati male sono pericolosi? Anche il gas in casa se usato male è pericoloso. Anche l’automobile: per fortuna ci sono le regole stradali, i controlli, gli esami per la patente: se togliessimo queste infrastrutture, cosa diventerebbero le nostre strade? Così è per la finanza. Le colpe dunque non sono della finanza in quanto tale, ma di come è stata utilizzata; e dei politici che fanno troppi debiti pubblici e interessi privati, che cioè politicizzano le istituzioni, riducono la trasparenza, e piegano le regole al loro comodo (ad es. la supervisione del settore bancario sottratto alla FED dai Bush boys).

La crisi ora si sviluppa. Può essere gestita? Il panico è come il fuoco: era più facile fermarlo all’inizio. I governi sono intervenuti troppo poco, troppo tardi (il panico vero è iniziato con il crack Lehman). Ora non è solo la crisi dei depositi, dal lato del passivo dei bilanci bancari, o la impossibilità di liquidare a valori “normali” i titoli in portafoglio per farvi fronte, dal lato dell’attivo, a mettere in crisi le banche. Anche gli impieghi bancari (l’altra grande posta dell’attivo: le imprese finanziate) cominciano a vacillare. Se i depositi + il capitale di una banca valgono 100, mentre i titoli + gli impieghi 180, la banca è economicamente sana, anche se magari non ha i soldi liquidi per rimborsare i depositanti in preda al panico. La crisi di liquidità, in assenza di banche prestatrici, può essere affrontata per un po’ dalle banche centrali; che infatti in questi giorni prestano somme impensabili, a fronte dei titoli che le banche danno in garanzia (o in vendita, negli USA). Ma se il valore dei titoli e degli impieghi in portafoglio scende a 90, la banca è virtualmente fallita. (Ciò a sua volta mette in crisi l’attivo di altri operatori, in una spirale apparentemente senza fine). Bisogna allora porsi il problema di ricapitalizzare il sistema bancario. Gli inglesi e gli islandesi lo hanno fatto martedì: hanno in pratica nazionalizzato le loro banche principali, anche se non è detto che le somme investite siano sufficienti per salvarle. In America si apprestano a farlo.

In America si apprestano a farlo, anche se si tratta di somme che vanno ad aggiungersi a quelle già deliberate (7% del PIL) per affrontare la crisi di liquidità. Dove le prenderanno? Non stamperanno moneta: venderanno titoli pubblici sui mercati. Lo possono fare. Perché hanno un debito che è solo il 69% del PIL. Ed è per questo che non si può dire: “l’Italia è messa meglio degli altri paesi”. Le nostre banche sono messe (un po’) meglio di altre. Ma se l’ondata finanziaria e quella reale saranno abbastanza forti da mandare “sotto” anche loro, l’Italia non ha (quasi) margini di manovra. Sommando al debito attuale (105% del PIL) una manovra di salvataggio del 10-15% del PIL – in situazioni di panico generale –, la crisi del debito pubblico evitata nel 1992 e nel 1995 diverrebbe probabile: una crisi in grado di portare la disoccupazione al 30%. La crisi del debito italiano sarebbe un evento di impatto globale devastante: ecco perché l’Europa farebbe bene a muoversi di concerto. L’intervento tardivo della BCE avrebbe una sola forma possibile: la monetizzazione del debito, e l’inflazione, la moneta che diventa meno utilie per gli scambi, lo spettro della caduta dei commerci (come nel 1930-39). L’Italia è dunque più solida degli altri solo se l’ondata sarà contenuta; altrimenti è il punto debole dell’economia globale. Lasciarla cadere (come nel caso Lehman) potrebbe essere un errore fatale.

Le autorità italiane si stanno muovendo con ordine, per utilizzare i margini che hanno a disposizione: essendo già garantiti (dal 1997) i depositi bancari, mercoledì hanno esteso la garanzia anche alle obbligazioni bancarie. E’ il modo giusto per consentire alle banche di emetterne eventualmente di nuove e ricapitalizzare senza pesare sullo Stato. Sempreché l’ondata non sia troppo alta: altrimenti queste emissioni non troverebbero sottoscrittori. Manca ancora un piano per sostenere l’economia reale, per difendere la credibilità del debito pubblico, proposte chiare a livello del coordinamento internazionale.

Come salvare i propri risparmi? Le strategie finanziarie difensive hanno tutte dei rischi. Azioni? Stanno crollando. Obbligazioni? Sempreché l’impresa emittente regga. Gli immobili? I prezzi scenderanno ancora. Mettere i soldi sotto il materasso? C’è il rischio inflazione, con tutti i salvataggi che bisognerà fare. In realtà, la distribuzione dei sacrifici dipenderà soprattutto dalle scelte politiche. Forse però sta giungendo il momento di comprare azioni: sembrano rischiose, ma offrono anche maggiori opportunità: la borsa italiana ha già perso il 50%, come anche molte borse asiatiche o sudamericane. Ma forse la cosa più saggia l’ha detta il papa: investite in qualcosa di più solido del denaro, come le relazioni umane, le reti di solidarietà. Non costano nulla, riducono l’ansia e l’incertezza economica, sono piacevoli... e quando si perde il lavoro, ti salvano!

Le lezioni da trarre sono molteplici. La crisi che ci accingiamo a vivere non piove dal cielo, non era inevitabile: ha dei responsabili. Non è colpa degli speculatori, né dei futures, ma delle culture del debito (privato negli USA, pubblico in Italia) e delle regole opache (i derivati non regolati hanno favorito l’opacità della finanza). Sul piano politico, sono responsabilità più delle destre che delle sinistre. In Italia, ad es., è la destra che da almeno 15 anni tende a creare buchi nel bilancio pubblico (anche il bilancio per il 2009 fin dall’inizio era basato su ipotesi finanziarie dubbie; ed emerge più chiara la gravità sul piano economico della manovra elettorale di Berlusconi sull’Alitalia). E’ la destra che promuove l’opacità e l’indebolimento delle regole (depenalizzazione del falso in bilancio, ostacoli alle rogatorie internazionali, elogio di Berlusconi dell’evasione fiscale, limiti alle intercettazioni, tagli fortissimi al bilancio della Giustizia per il prossimo triennio, politicizzazione delle autorità garanti,della p.a., e ora anche del CSM). Ma la sinistra al governo, nel 2006-07, non ha saputo o voluto rilanciare le regole e le istituzioni, dunque oggi non ha sufficiente credibilità. Anche gli elettori, di qua e di là dell’Atlantico, sono responsabili di aver troppo a lungo tollerato i politici populisti, ammiccanti e con poco senso del bene pubblico, tutta comunicazione e niente sostanza. La lezione più importante è che il mondo non può continuare come ha fatto finora: se lo fa, va incontro a situazioni catastrofiche. E’ un mondo che si va riempiendo, sotto sotto, di stati nucleari, e dove stanno sparendo un’enorme varietà di forme di vita animale e vegetale. Un mondo inquinato, dove i nostri bambini si ammalano di asma e i nostri anziani di cancro… Una civiltà senza regole e che si disinteressa del futuro, è una civiltà destinata a crollare.

venerdì 3 ottobre 2008

La Direzione Nazionale del 3 Ottobre 08

L'O.d.g. era:
1) Relazione introduttiva di Dario Franceschini
2) La situazione politica
3) Varie ed eventuali
4) Conclusioni di W. Veltroni
Con un odg così vago, che discussione poteva nascere? Ogniuno è intervenuto sul suo argomento, la D.N. resta condannata all'irrilevanza. Come l'Assemblea Nazionale, di 2800 membri, che l'ultima volta non si è presentata per protesta in 2000 dei 2800 membri!. Il P.D. è in balia del al leaderismo veltroniano di stile berlusconiano. Il partito continuaa essere gestito dai "big" nei "caminetti" ad invito, vera struttura parallela del partito. E l'identità del partito non si sviluppa.
Per reagire a questa situazione, ho presentato una mozione articolata (55 righe, vedi sotto) sul tema delle riforme per la democrazia. (L'avevo già presentata in Luglio, ma Veltroni mi aveva chiesto di ritirarla e ripresentarla alla D.N. successiva). La sera prima della D.N. mi arriva una telefonata a nome di Veltroni: preghiera di ritirare la mozione, pare per non ingolfare la discussione con questioni troppo specifiche. Mi dichiaro disponibile a venire incontro alle esigenze del Segretario, e alla D.N. presento una mozione ridotta alle seguenti asettiche 5 righe:
La direzione nazionale del p.d. da mandato al s.n. di creare un gruppo di lavoro sulla democrazia italiana, composto da persone competenti, che lavori per presentare alla direzione del partito le opzioni strategiche per il rafforzamento della democrazia, recependo a questo fine le mozioni presentate in questa direzione nazionale e i documenti inviati entro il 14 ottobre da membri della direzione nazionale. La D.N. chiede al S.N. di relazionare sui risultati del gruppo di lavoro entro il 30 novembre.
Iil senso è: "Fate funzionare gli organi del partito. Lasciate che entrino nel merito dei problemi, e che diano indicazioni precise al S.N.. Aprite un cantiere per la costruzione di un progetto-paese coinvolgendo le competenze del paese. Si può cominciare subito, senza aspettare i tempi della burocrazia PD (la "Conferenza Programmatica": anche perché un singolo evento non risolve). Cominciate dalla democrazia: serve a dare sostanza alle recenti interviste (finora di mera denuncia) di Veltroni". Ho tolto tutti i contenuti di merito.
Chiedo a Veltroni di metterla in discussione, altrimenti ci sarebbe "un problema democratico nel partito". Mi risponde ok, che la mette in discussione.
Passa tutta la giornata, tutti intervengono, e... niente. Finiti gli interventi, Veltroni si alza e fa la sua relazione conclusiva. Finisce, applausi, la gente si alza e se ne va. Franceschini prende il microfono nella confusione e dice: "ancora un attimo, c'è una mozione presentata da Gawronski. Credo che possiamo recepirla... nella Conferenza Programmatica"! Senza commenti.
Nelle sue conclusioni Veltroni ha comunque accettato di organizzare una consulta per l'immigrazione.
P.S.: Veltroni ci ha anche mandato un messaggio al Convegno del 4 Ottobre. Cito un brano:
"... il rischio è che finisca col sembra fatale lo scivolamento verso un fastidio per i vincoli, per le regole, in nome di un'efficacia a prescindere. E' il terreno più facile per la destra, soprattutto per quella italiana, che è nata e che si sviluppa a partire da una enorme concentrazione del potere e da un anomalo conflitto di interessi.
Guai, però, se noi ci presentassimo a questo appuntamento solo con vaghe recriminazioni, con un'attenzione esclusiva ai contrappesi, magari identificandoli con ricette passate, con nostalgie per fasi passate della storia della Repubblica."

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Testo della LETTERA DI PRESENTAZIONE e della MOZIONE COMPLETA inviata il 2 ott. ai membri della Direzione Nazionale del P.D.

Si tratta della prima Mozione presentata alla Direzione del Partito Democratico. Ho qualche dubbio, però, che passerà alla storia...



LETTERA DI PRESENTAZIONE


Cari amici e colleghi della Direzione Nazionale del P.D.,

Vi allego una proposta di mozione che vorrei sottoporre alla Vs attenzione in occasione della prossima riunione della direzione nazionale del partito del 3 Ottobre.

Non so se questa sia la procedura corretta o migliore, ma vorrei discutere con Voi la posizione del partito sulla democrazia italiana. Non mi dispiacerebbe neppure che un organo così importante del Partito - come la Direzione Nazionale - desse un segno di vita, esprimendosi su un punto importante. La prima forma di identità, infatti, quella fondamentale, riguarda i meccanismi e la prassi della democrazia interna. La presentazione di una mozione consente di sottolineare che la Direzione va convocata non solo per ratificare linee politiche già decise altrove, ma che essa intende svolgere un ruolo attivo nelle scelte cruciali.

La mozione che Vi presento è stata a lungo meditata con gli esperti del ramo, ed esprime alcune delle proposte che saranno illustrate e dibattute al Convegno del 4 Ottobre “Verso la Conferenza Programmatica del PD”, in via S.Andrea delle Fratte a Roma, di cui spero avete già avuto notizia. Il senso è: schierare il partito in maniera non equivoca, credibile, nel campo della democrazia liberale.

Come sapete, l’intervista di Veltroni domenica scorsa sul Corriere della Sera ha riacceso le speranze e i cuori di una larga parte del nostro elettorato, già ferito dalla scarsa reattività del governo Prodi sul terreno democratico, dall’indulto “salva-Previti”, dallo “spacchettamento” delle istituzioni, dall'inerzia sul conflitto di interessi, dalla scarsa reazione di fronte alle “leggi ad personam” varate nel 2002-05, dal mancato ampio coinvolgimento delle competenze della società nella progettazione delle politiche governative.

L’intervento di Veltroni, tuttavia, è stato interpretato negativamente da una parte dei commentatori (p.es. Pierluigi Battista sul Corriere). Dal lato degli entusiasti alcuni, ripensandoci, hanno ricominciato a dubitare che Veltroni – il PD - intenda fare sul serio. Credo che bisogna rispondere con i fatti, e che la Direzione Nazionale debba fornire al S.N. un supporto politico e di merito ampio e compatto.

In primo luogo, la posizione di Veltroni è sembrata a taluni solo “negativa”: una polemica priva di proposte costruttive. Dobbiamo invece di dimostrare che:

- Il PD sta costruendo un progetto positivo per il paese: avanzando proposte concrete all’interno di una visione ampia e coerente, a partire dal rafforzamento della democrazia.
- Il PD ha un progetto progressista e modernizzatore, non conservatore e nostalgico.
- Il PD vuole unire il paese, non dividerlo: e solo all’interno dei valori della Costituzione può esserci un “riconoscimento reciproco”.

In secondo luogo, l’intervento di Veltroni è apparso ad alcuni strumentale, per riunire le diverse opposizioni in un unico fronte “anti”: il contrario della vocazione maggioritaria, della definizione di una chiara identità del PD, del rifiuto delle alleanze basate sull’ “anti”(berlusconismo) anziché su un progetto-paese. Un PD dunque tacciato di incoerenza, che si prepara a inseguire la CGIL in uno scontro sociale “pretestuoso e corporativo” sui contratti. Che soffia sulla protesta della scuola, sulla piazza (il 25 Ottobre).

Credo che bisogna reagire a questa narrazione con argomenti seri. L’errore più grave sarebbe di restare in mezzo al guado: la posizione strategicamente più scomoda. Occorre invece, io credo, fare quei passi che ci portino sull’altra sponda.

Riconoscendo che:
- non è solo la destra responsabile del declino della democrazia; anche noi lo siamo stati; ma noi vogliamo cambiare, invertire il trend. Così cade la tesi dell’ uso “strumentale” dell’argomento “democrazia” per attaccare la destra.
- la democrazia non è semplicemente “a rischio”; secondo noi è anche già molto deteriorata. Lo sono le sue istituzioni, le regole, la cultura civica. Perciò il PD non risponde solo con un “no” a una visione anti-costituzionale della destra, ma propone un progetto alternativo, per la democrazia, che è fortemente innovativo, atto a uscire dalla crisi. Quindi cade la tesi dell’obiettivo del “rassemblement indistinto”.

Occorre dire che le istituzioni democratiche, amministrative, e del settore pubblico (vedi RAI) che assieme fanno la governance democratica del paese sono al cuore del declino italiano; per questo ci interessano. Che non siamo preoccupati per i diritti e le prerogative del PD, ma per il paese. Occorre spiegare che noi abbiamo un piano per risanare lo stato democratico. Il rif.to alla Costituzione non è un “tornare indietro” - è un “andare avanti” - solo se si riconosce che oggi è disapplicata e violata in molte sue parti fondamentali
[1]. La Costituzione è un antidoto contro chi vuole politicizzare tutto: come fa la destra. La direzione giusta quindi non è continuare a disapplicarla e attaccarla, è ritrovare un progetto di convivenza comune a tutti gli italiani ritornando ad applicarla, contro gli interessi particolari che negli anni ne hanno sgretolato la sua vigenza.

Non si può denunciare una crisi democratica e poi prescrivere solo la vitamina C. Occorre essere conseguenti e proporre un “piano di risanamento e consolidamento” adeguato alla diagnosi: pena la perdita di credibilità
[2]. Questo è quello che ci manca per uscire dal guado “in avanti”.

Vi ringrazio per l’attenzione, e spero in un confronto aperto e sereno, venerdì. In fondo, è bello – per dei democratici - difendere assieme la democrazia.

PierGiorgio Gawronski
1 Ottobre 2008


[1] Non facciamo rif.to agli articoli programmatici relativi agli aspetti sociali, pur importantissimi, perché altrimenti indeboliamo l’argomento e facciamo confusione. Stiamo parlando della democrazia partecipativa e liberale
[2] Come nel 1922: democratici “inetti” era il termine usato.




MOZIONE

Alla Direzione Nazionale del Partito Democratico del 3 Ottobre 2008

“Rafforzamento della Democrazia”

Nella prospettiva - tutt’ora incerta - dell’avvio di una fase di dialogo fra le principali forze politiche sulle riforme istituzionali, con l’obiettivo di offrire la maggiore chiarezza possibile al paese e alle controparti, la Direzione Nazionale ritiene opportuno evidenziare qui di seguito alcune priorità del Partito Democratico tese a salvaguardare e rafforzare la democrazia in Italia. Chiede inoltre al S.N.: (a) di costituire – in accordo con la Direzione Nazionale – un gruppo di lavoro di persone qualificate, con il mandato di precisare le indicazioni qui presentate; (b) di presentare alla Direzione Nazionale una relazione sulle opzioni riferibili alle linee qui sotto indicate entro il 30 Novembre; (c) di condurre qualsiasi eventuale trattativa sulle riforme istituzionali subordinando il rafforzamento del potere esecutivo al rafforzamento dei c.d. check and balance, della separazione e dell’autonomia degli altri Poteri dello Stato, e all’equilibrio democratico.

Per quanto riguarda la messa in sicurezza della Costituzione, il Partito Democratico propone:
a) di alzare i quorum per le modifiche di tutta la Costituzione, soprattutto in caso di passaggio a un sistema elettorale maggioritario. (In questo ultimo caso, si dà mandato al S.N. di esplorare, in alternativa, altri meccanismi istituzionali innovativi che limitino la possibilità di aggirare i “quorum” dell’Art.138 Cost. con una Legge elettorale ordinaria).
b) di sanare la svista del Costituente, emersa con chiarezza nel 2006, che impedisce alla Corte Costituzionale di valutare l’ammissibilità dei referendum costituzionali (soprattutto per quanto attiene al rischio di quesiti non univoci o non chiari).

Per quanto riguarda l’attuazione della Costituzione nelle parti che stabiliscono i fondamentali diritti civili e di libertà dei cittadini, si chiede al S.N. in particolare:
c) di ribadire che la mancata attuazione dell’Art. 49 Cost., là dove prevede la democrazia nei partiti, è un problema democratico per noi rilevante; di studiare la fattibilità di una Legge di attuazione dell’Art.49 Cost. (p.es. sul modello tedesco); di studiare la possibilità dell’introduzione delle elezioni primarie per Legge per alcune cariche elettive; di ribadire che, nelle condizioni attuali, la difesa delle “preferenze” (e la possibilità per il cittadino di scegliersi i suoi rappresentanti in Parlamento) è un punto strategico e non negoziabile per il P.D..
d) di riportare all’attenzione generale che la diffusa violazione di parti importanti dell’Art.97 Cost. è un problema democratico per noi rilevante. Si dà quindi mandato al S.N. di studiare un pacchetto di proposte atte a ristabilire il merito e la terzietà della Pubblica amministrazione.

Per quanto riguarda l’aggiornamento della Costituzione e delle sue leggi di attuazione, si chiede al S.N. di valutare e riferire su:
e) L’opportunità di rafforzare significativamente i poteri di controllo e garanzia del Capo dello Stato, in caso di dubbi sulla costituzionalità di nuove leggi; e - dopo un primo rinvio al Parlamento – in caso di reiterazione -, la facoltà per il Capo dello Stato di appellarsi alla Corte Costituzionale.
f) L’opportunità di ampliare la possibilità di interventi dell’Alta Corte “in via principale”.
g) L’attribuzione al Capo dello Stato di una facoltà di controllo preventivo sull’esistenza dei “requisiti di necessità ed urgenza” nei decreti legge.
h) L’opportunità di inserire nella Costituzione il principio dell’autonomia delle Autorità Garanti della concorrenza.

Per quanto riguarda l’indipendenza della Magistratura, la Direzione Nazionale del Partito Democratico ribadisce la sua ferma opposizione a qualsiasi tentativo di politicizzare il CSM e la Corte Costituzionale, e invita tutte le forze politiche a concentrarsi sul problema della eccessiva durata dei processi e sull’efficienza del sistema giudiziario.

Si chiede infine al S.N. di valutare se il P.D. non debba reagire costruttivamente - in un’ottica di prevenzione -, all’emergere dell’evidenza di un crescente numero di violazioni dei diritti umani, a partire dal 2001 in poi, valutando in particolare l’opportunità di dare mandato ai gruppi parlamentari di proporre in sede legislativa:
- il numero identificativo sul casco delle forze dell’ordine,
- il divieto verso chiunque di impedire riprese e foto (salvo nei casi previsti dalla Legge),
- una procedura amministrativa sanzionatoria, e/o l’aggravante per i pubblici ufficiali in caso di procurate lesioni e maltrattamenti; una legge che punisca severamente la tortura.