domenica 28 settembre 2008

Democrazia: a quando il progetto del PD?

In una intervista al Corriere della Sera, Veltroni fa propri e rilancia molti concetti e preoccupazioni sulla democrazia italiana da noi espressi, ribaditi ed articolati in diverse occasioni e sedi (si veda l'articolo sull'Unità qui sotto, il Discorso che ho tenuto all'Asemblea Nazionale del PD nel Giugno 2008, e il Programma sulle Istituzioni Democratiche sulla barra qui a sinistra). Bene! Ma ora... Veltroni né trarrà le conseguenze sul piano della proposta? O resterà fermo alle denunce? Vedremo la sua risposta al convegno del 4 Ottobre.
L'intervista di Veltroni...

venerdì 12 settembre 2008

Napolitano invoca un nuovo "patriottismo della Costituzione"

Secondo il Presidente della Repubblica, il problema in Italia è che non tutti si riconoscono nei valori della Costituzione. Concordo. Anche la sua invocazione: "occorreun nuovo patriottismo della Costituzione" mi piace, dato che è sempre stato il nostro, fin dalle primarie del 2007! Ma cosa significa, concretamente, nella vostra vita di ogni giorno, Costituzione? Quali diritti, quali doveri, quali situazioni concrete richiama? Quali sono i nodi cruciali?

martedì 26 agosto 2008

Le questioni internazionali

Sono di ritorno da una vacanza in Istria: terra punteggiata di belle cittadine "veneziane" con forti segni dell'impero romano (a Pola c'è un "Colosseo" più bello di quello di Roma). Il 25/8 sono intervenuto a Firenze alla Festa Nazionale del PD, partecipando a un dibattito sul riformismo. Il 29-31/8 sarò in Trentino per partecipare ad un Convegno sulla Costituzione, il 14-16/9 a Cortona per la scuola estiva del PD. Per il resto sarò a Roma a lavorare perché il PD vada quanto prima, se non ad un Congresso, quantomeno ad una "Conferenza Programmatica".
Intanto, mentre ero al mare, la crisi Georgiana si è avvitata.
Le questioni internazionali non interessano i nostri politici. E forse anche con ragione: tanto le nostre istituzioni non consentono di costruire e poi sostenere nel tempo proposte serie, profonde, innovative sulle questioni internazionali. In questo settore, noi siamo al traino di EUropa e USA.
Eppure nel mondo globalizzato, le interdipendenze fra nazioni aumentano. I fenomeni nascono in una parte del mondo e colpiscono (o favoriscono) un'altra parte del mondo. Un grande partito Democratico non può ignorarle.
Anche la piccola Georgia sta provocando una crisi mondiale. Secondo me i torti non sono solo dei russi. E comunque, purtroppo, Bush - dopo aver violato, facendosi addirittura beffe dell'ONU, la legalità internazionale in Iraq - si ritrova senza argomenti contro Putin. Quanto all'Europa, non doveva limitarsi a organizzare una tregua: doveva produrre una visione strategica, rivolgere precise richieste a Putin e alla Georia (accompagnate dalla minaccia di usare il suo soft power) per dare uno statuto speciale di grandissima autonomia all'Ossezia del Sud. Ormai, credo sia meglio tenere un profilo basso, e non seguire Bush sulla linea della rottura a tutto campo con la Russia. Si deve aspettare un eventuale "secondo colpo" di Putin per decidere che la Russia segue una linea imperialista: sulla Georgia, le ragioni di Putin sono troppo forti perché noi si possa decidere che la Russia ha fatto una aggressione imperialista. La mia conclusione è però un'altra: il PD deve schierarsi a favore della creazione degli Stati Uniti d'Europa nella campagna elettorale di primavera 2009.
Nel programma delle primarie sottolineavo i problemi della povertà globale, della proliferazione nucleare, della instabilità finanziaria globale, e dell'immigrazione. Domando: questi temi sono tutti ugualmente importanti? E quali altri temi internazionali meriterebbero di essere sollevati? Quali dovrebbero essere proposti nel convegno che stiamo organizzando?

domenica 3 agosto 2008

C'è dialogo e dialogo...

L’Unità del 27 Luglio 2008

La Democrazia e la libertà

Caro direttore,

mentre il centro-destra bersaglia la nostra democrazia con dosi importanti di legislazione e ideologia anti-costituzionali, il PD non può limitarsi a parlare di economia. I problemi del paese sono anche altri, ma sono anche gli equilibri democratici.

In Italia vi sono oggi due concezioni della democrazia, in tensione fra loro. Quella liberale, moderna, basata sulla divisione e l’equilibrio dei poteri, sui “contrappesi” democratici,; la Costituzione è quindi intesa come un patto fra tutti i cittadini sulle cose veramente importanti, su cui non si decide a maggioranza. La visione populista, o “giacobina”, ritiene invece che la maggioranza debba “prendere tutto”, non accetta ostacoli né limiti fuori di sé, essendo stata investita direttamente dal popolo. Questa concezione, riemersa in Italia negli anni “90 con lo “sdoganamento” della destra, è presente anche in Polonia, negli USA (Bush), nel Terzo Mondo, dove ha generato numerosi regimi “semi-autoritari”.

In questo quadro di tensione culturale e istituzionale, negli anni scorsi, il sistema elettorale maggioritario ha aumentato il potere politico della maggioranza: le pressioni della destra hanno evidenziato alcune “falle” nelle garanzie costituzionali sulla stabilità democratica. (vedi sotto). La stessa situazione attuale della divisione dei poteri è insufficiente, rispetto agli standard democratici occidentali: per questo Freedom House classifica l'Italia fra i paesi "parzialmente democratici". Alcuni esempi sono la concentrazione delle TV private, il controllo del governo sulla RAI, la mancanza di democrazia nei partiti, la scarsa autonomia delle Autorità Garanti e della Pubblica Amministrazione.

Nei mesi scorsi il PD ha tentato con il governo un dialogo inutile, che il P.D. ha “pagato” nei sondaggi. Non credo che il problema fosse il dialogo in sé, o i toni civili usati da Veltroni: questo è il bagaglio tipico di ogni Uomo di pace. Ma per dialogare ci vuole una identità. E il PD non ha dimostrato di averla, sul terreno della democrazia. In queste condizioni, il dialogo istituzionale scade necessariamente a una trattativa su qualche posto in RAI o nelle Commissioni Parlamentari. Di Pietro è apparso al contrario come l’unico a tenere la schiena dritta.

L’interruzione del “dialogo” non ha migliorato di molto l’immagine democratica del PD. Non basta più opporsi. La gente ci chiede di sfidare il centro-destra con un progetto per la democrazia e la libertà in Italia. Lo stesso dibattito sulla Legge elettorale è confuso. Meglio il maggioritario alla francese, e la maggiore stabilità delle maggioranze? O meglio - in assenza degli adeguati contrappesi democratici - il modello tedesco, più garantista? In realtà, conta la sequenza delle riforme. Per uscire dalla infinita transizione istituzionale iniziata nel 1993 occorre in primo luogo rafforzare le garanzie democratiche, per consentire alle nostre istituzioni di "reggere" un sistema elettorale maggioritario ed altre riforme volte a favorire la governabilità.

Ma il Pd, dopo aver denunciato - per bocca del suo leader - la “crisi democratica” in atto, è rimasto ancorato alle (tre) minime proposte avanzate da Veltroni durante le “primarie”. La prima - riguarda la “messa in sicurezza” della Costituzione - è: alzare il quorum (la maggioranza parlamentare minima necessaria) per le modifiche al Titolo I della Costituzione. Si tratta evidentemente di un equivoco - anche un po’ destabilizzante -, dato che il Titolo I contiene i principi fondanti della nostra repubblica che una celebre sentenza della Corte Costituzionale ha dichiarato “immodificabili”. La seconda – è: introdurre il monocameralismo, e modificare i regolamenti parlamentari, per accrescere la capacità di decisione del governo. Il che va bene per la governabilità, ma non è certo una risposta alla crisi della autonomia del Parlamento (più volte denunciata da Ralf Dahrendorf) rispetto al potere esecutivo: fenomeno aggravatosi con la concentrazione degli abnormi rimborsi elettorali nelle mani dei leader di partito, e con la scomparsa del voto di preferenza (i parlamentari della maggioranza dipendono ora al 100% dal primo ministro per il rinnovo del loro mandato). La proposta del P.D. è anzi pericolosamente coerente con la linea populista (tutto il potere alla maggioranza) perseguita dalla destra. La terza proposta è il ritorno al sistema elettorale maggioritario senza contrappesi, che tanta instabilità democratica ha generato nel 1994-2006. A ciò si aggiunge la parziale disponibilità del PD emersa sul “lodo Alfano”. Se questo è il bagaglio con cui il PD intendeva incalzare Berlusconi nel dialogo istituzionale, esso mi pare inadeguato.

Ad esempio, per mettere in sicurezza della Costituzione, il PD potrebbe proporre al centrodestra di alzare i quorum per le modifiche di tutta la Costituzione, soprattutto in caso di passaggio a un sistema elettorale maggioritario: in questo caso, meglio addirittura – con audace innovazione istituzionale - proporzionalizzare le votazioni sulle modifiche alla Costituzione, ponderando i voti dei parlamentari. Il PD potrebbe anche proporre a Berlusconi di sanare la svista del Costituente, emersa con chiarezza nel 2006, che impedisce alla Corte Costituzionale di valutare l’ammissibilità dei referendum costituzionali (soprattutto per quanto attiene al rischio di quesiti multipli o non univoci, che aprono la possibilità di proposte eversive confuse in mezzo a altre norme, in un unico “prendere o lasciare”).

Per attuare della Costituzione, nelle parti che prevedono i fondamentali diritti civili dei cittadini, il PD potrebbe incalzare il centrodestra con proposte relative, per esempio, all’Art.49 (primarie; democrazia nei partiti, ad es. sul modello tedesco), o dell’Art.97 (terzietà della Pubblica amministrazione, carriere in base al merito e non in base a logiche politiche; diritto dei cittadini di competere tramite concorsi regolari per i posti disponibili).

Per aggiornare la Costituzione il PD potrebbe proporre, ad es., una norma costituzionale sulla indipendenza delle Autorità Garanti. Si tratta di istituzioni fondamentali per le moderne democrazie in Italia; già oggi dotate di scarsa indipendenza, ed oggetto dal 1994 di continui attacchi da parte del centrodestra (il più recente pochi giorni fa, con un emendamento sull’Authority per l’Energia), che mira a sottometterle al potere esecutivo. Oppure il PD potrebbe dare una risposta alle polemiche sulla “casta” introducendo (con cautela) in Italia dosi maggiori di democrazia diretta: il “referendum propositivo”, che dà maggiore potere ai cittadini. Il PD potrebbe rendere noto un suo progetto per rilanciare il pluralismo televisivo, e l’autonomia della RAI dal governo. Persino: incentivare i grandi giornali ad accogliere più contributi “esterni” (sull’esempio anglosassone). Oppure ancora, dopo le sentenze relative ai pestaggi del G8 di Genova, a protezione dei diritti civili potrebbe proporre: il numero identificativo sul casco dei poliziotti (che rende possibile identificare i violenti); il divieto generico di impedire riprese e foto; la legge contro la tortura. E tralascio le tante questioni relative alla crisi della giustizia.

Non ho parlato dello spoils system, dei conflitti di interesse dei politici eletti, che attribuiscono a se stessi, a familiari, e compagni di cordata incarichi (veri o finti) senza preoccuparsi del risultato per il cittadino: un uso non democratico del potere. “D’altronde è giusto che il Ministro si circondi di gente di sua fiducia!” mi diceva un membro del governo Prodi. E’ giusto? In Africa, una volta, il vincitore si portava dietro la sua tribù. La civiltà democratica sarebbe un’altra cosa. Non sarà che la crisi democratica e la cattiva governance c’entrano qualcosa con il declino anche economico del paese?

Le c.d. “Fondazioni” stanno facendo davvero un ottimo lavoro sulle riforme istituzionali. Ho l’impressione però che siano insufficienti. In assenza di un indirizzo politico chiaro sulle priorità, esse tendono a ridursi a mera ingegneria istituzionale per far “funzionare meglio” le istituzioni:occorre invece dare un respiro democratico ampio alla nostra proposta per la democrazia, la libertà, la partecipazione, la governance: che sia anche ideologica e popolare. Auspico quindi la convocazione in Novembre di una Assemblea Nazionale programmatica dedicata unicamente ai temi della democrazia e la libertà. Dove ci si divide e si vota, ma dalla quale esca una piattaforma ampia, chiara e popolare.

PierGiorgio Gawronski
Membro della Direzione Nazionale del Partito Democratico

venerdì 18 luglio 2008

Chi intercetterà il disagio sociale?

Oggi 19 Luglio anniversario della strage di via D'Amelio Simbolo della lotta fra Stato e anti-Stato. Simbolo della nostra lotta.

Giovedì 25 Luglio ore 17 Veltroni incontra i "liberal" del PD: siete invitati a partecipare.

25 Ottobre 2008: il PD prepara una "grande manifestazione". Ci andiamo? Come? Per dire cosa? Ho come una strana sensazione: che il solo fatto che venga convocata dal PD farà restare a casa molta gente. Ma deve essere una sensazione sbagliata.

giovedì 3 luglio 2008

La manifestazione di Di Pietro


L'8 Luglio ore 18 a piazza Navona l'IDV organizza una manifestazione contro le "leggi ad personam". Serve a qualcosa? Bisogna andarci? Per dire cosa? A chi? Con quali toni?

sabato 21 giugno 2008

L'Assemblea Nazionale del PD: noi all'opposizione!

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All'Assemblea Nazionale del P.D. ho sostenuto due cose. Primo, in Italia c'è una crisi democratica e della Costituzione (non attuata, disapplicata, violata) di cui il PD è corresponsabile. Questa crisi è anche una crisi dello Stato, e sta trascinando a fondo l'economia e il senso civico (la convivenza civile), aggravando le tensioni sociali. Il PD perde perché - dimentico che il 60% degli italiani ha bocciato con un referendum, nel 2006, il tentativo di stravolgere la Costituzione - non si fa carico di rilanciare un nuovo "patriottismo della Costituzione" e - con esso - le istituzioni.

Secondo, "riconoscere la sconfitta" significa innovare. Per fare ciò, sarebbero utili forze morali ed intellettuali fresche nel PD: il rapporto con l'Italia dei Valori va dunque coltivato fino a far entrare l'Idv nel PD, e il PD deve aprirsi al (le competenze del) la società civile. Il Segretario Generale deve raccogliere immediatamente la sfida politica e organizzativa della democrazia interna.

Inutile a dirsi, Veltroni ha parlato di tutti (Casini incluso) ma non una parola su Di Pietro. Quanto alla crisi democratica, la si denuncia, ma mai in senso autocritico; e - giocando sulle parole - la si riduce a una questione di governabilità. L'unica proposta del PD è: dare più poteri ai politici (al governo)!

Per questo io mi sento serenamente all'opposizione, nel PD.