Ieri giornata intensa. Prima ho incontrato Di Pietro, che mi ha confermato che vuole confluire nel PD, non ha nessuna voglia di andare per conto suo, è disposto a fare gruppi parlamentari unici: ma "è Veltroni che incontra molte resistenze nel PD". Effettivamente, queste resistenze le registro anch’io: una specie di rancore, molto diffuso nei confronti di Di Pietro. Mi dispiace. Io spero che Di Pietro riesca a fecondare il PD con i valori di legalità democratica per cui si batte. Lavorerò per questo.
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Poi c’è stata la riunione del Consiglio Nazionale del PD, aperto da una relazione di Veltroni, di cui ho condiviso al 100% quello che ha detto, non quello che non ha detto. Veltroni ha ammesso che c’è stata una sconfitta netta e pesante. Secondo lui, abbiamo perso unicamente perché il peso degli errori del governo Prodi - “ora lo possiamo dire” – era eccessivo: lo spacchettamento, l’indulto, il pacchetto sicurezza mai approvato, le divisioni sul welfare e altro che segnalavano l’impossibilità per la maggioranza di governare. Secondo Veltroni, non c’è stato il tempo di recuperare i ritardi storici della sinistra sulla questione della sicurezza, e inoltre abbiamo deluso su tasse e sul precariato.
Tutto bene, salvo che Veltroni non crede di aver commesso errori. Ora lo so che è facile criticare chi si trova esposto come lui (e mi pare gli eventuali errori non sono tutti a lui ascrivibili, visto che Walter subisce molti condizionamenti dall'apparato). Però Veltroni e il gruppo dirigente non riescono a fare autocritica, non vedono in cosa possono migliorare: per il futuro del partito e del paese, non basta. Ad es., tutta l’Italia ha riso dietro alle candidature del PD (vedi Crozza). Anche Fassino sottovaluta il problema ("Ha perso anche Illy, che è quanto di più lontano ci sia dalla casta"). Secondo me, se non applichi il principio del “merito” a casa tua, non sei credibile quando lo proponi come fulcro della tua futura azione di governo. E senza il merito non c’è competenza, né qualità, né buon governo. E senza questi valori non puoi “sfondare al centro” (la strategia di Veltroni).
Tutto bene, salvo che Veltroni non crede di aver commesso errori. Ora lo so che è facile criticare chi si trova esposto come lui (e mi pare gli eventuali errori non sono tutti a lui ascrivibili, visto che Walter subisce molti condizionamenti dall'apparato). Però Veltroni e il gruppo dirigente non riescono a fare autocritica, non vedono in cosa possono migliorare: per il futuro del partito e del paese, non basta. Ad es., tutta l’Italia ha riso dietro alle candidature del PD (vedi Crozza). Anche Fassino sottovaluta il problema ("Ha perso anche Illy, che è quanto di più lontano ci sia dalla casta"). Secondo me, se non applichi il principio del “merito” a casa tua, non sei credibile quando lo proponi come fulcro della tua futura azione di governo. E senza il merito non c’è competenza, né qualità, né buon governo. E senza questi valori non puoi “sfondare al centro” (la strategia di Veltroni).
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Il problema del PD è sfondare al centro senza perdere troppo a sinistra: ciò vuol dire che a sinistra bisogna garantire un po’ di redistribuzione. Ma se dai a sinistra (ai ceti popolari), devi togliere alle classi medie. L’unico modo per fare quadrare il cerchio è dare alle classi medie qualcos’altro in cambio: e questo non può essere altro che un salto nell’efficienza del paese, cioè nelle “dimensioni” della torta da spartire in prospettiva. Ma finché la politica resta chiusa alle competenze a lei esterne, e riempie le istituzioni di "amici", questa prospettiva non è credibile.
Questa questione della qualità delle istituzioni riguarda in parte la questione democratica (più trasparenza e democrazia garantirebbero una selezione migliore del personale, comportamenti più virtuosi?). Molti dei nostri elettori non hanno votato (astenuti: 1,5 milioni in più che nel 2006) perché il PD non ha difeso la democrazia, le regole, al di sopra delle quali la classe politica si muove con crescente spregiudicatezza (presto un blob su questa questione). La questione della casta (intesa come eccesso di potere e non solo di benefici economici “espliciti”) resta dunque il nodo irrisolto della strategia del PD.
Questa questione della qualità delle istituzioni riguarda in parte la questione democratica (più trasparenza e democrazia garantirebbero una selezione migliore del personale, comportamenti più virtuosi?). Molti dei nostri elettori non hanno votato (astenuti: 1,5 milioni in più che nel 2006) perché il PD non ha difeso la democrazia, le regole, al di sopra delle quali la classe politica si muove con crescente spregiudicatezza (presto un blob su questa questione). La questione della casta (intesa come eccesso di potere e non solo di benefici economici “espliciti”) resta dunque il nodo irrisolto della strategia del PD.
